26 APRILE 2023 -  PARTITI E COSTITUZIONE, il caminetto di Andrea Del Re
Foto di Marco Jodice


La parola "partito"nella Costituzione ricorre solo tre volte:agli articoli 49 e 98 e nella Xll disposizione transitoria. Di queste tre volte, la seconda limita l'iscrizione ai partiti per alcune categorie e la terza vieta di ricostituire «sotto qualsiasi forma il disciolto partito fascista». L'articolo 49 è quello cruciale: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Sembra l'eco dell'art.18: «I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente,senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale». Il ripetersi dello stesso verbo ("associarsi") non sarà stato casuale: prima è un'associazione senza aggettivi, poi una forma specificata di associazione, quella nei partiti.
Non c'e dubbio che, per coloro che lo pensarono e scrissero la Costituzione, l partito fosse l'impalcatura della democrazia (un importante storico come Pietro Scoppola avrebbe poi coniato la formula "la Repubblica dei partiti"). Del resto, i partiti erano stati, dopo la grande guerra la vera novità del Novecento. Il partito unico fascista aveva cancellato la democrazia. Poi, rinati i partiti dopo la caduta del regime, nessuno poteva tornare alle forme individualistiche di rappresentanza dello Stato liberale. Il partito, nella sua accezione moderna (che si imponeva in tutta Europa), era il naturale interprete della nuova società di massa, al centro dunque della Costituzione e dello Stato che ne era derivato. Bastino i numeri: più di 400mila tessere tra DC e PCI negli anni '50: scuole per dirigenti, educatori popolari, setacci che raccolte le domande dal basso, le rappresentavano in alto.

Potrebbe esistere la Costituzione senza i partiti? La domanda che, posta ancora negli ultimi decenni del secolo scorso, sarebbe apparsa improponibile, sembra oggi incontrare qualche legittimazione. La parabola dei partiti (di quei partiti) la conosciamo tutti: calo vistosissimo delle adesioni, diserzione delle urne da parte di elettorati un tempo fedelissimi, burocratizzazione degli apparati interni e loro sclerotizzazione in gruppi di potere, scomparsa o quasi dalla vita democratica (chi ricorda più quelli che erano una volta grandi eventi come i congressi nazionali?). E rappresentanze nelle istituzioni non più espresse dal popolo degli iscritti ma scelte dall’alto (neppure le primarie, che promettevano la svolta hanno poi avuto una realizzazione soddisfacente).

Una profonda crisi, per dire che si fatica ormai a discernere la visione di fondo che guida i gruppi dirigenti, che manca ai partiti attuali; non dico una teoria (sarebbe pretendere troppo) ma una sia pur minimale analisi della realtà: che, insomma, si naviga a vista.

Si poteva evitare questa degenerazione dei partiti? Forse no, perché ci si collega a fenomeni di trasformazione sociale e culturale imponenti, magari anche ingovernabili (è cambiata la società occidentale nel suo insieme, si sono frantumati i blocchi sociali, sono cadute le ideologie che a quei partiti facevano da collante).

Si sa, la storia non tiene conto delle occasioni perdute.Ma se già allora si fossero messe in cantiere proposte simili, se si fosse ragionato sulla natura del partito politico, che si autodefiniva ”associazione privata” ma che in definitiva determinava lo svolgimento stesso delle politiche del Paese e quindi esercitava un ruolo eminentemente ”pubblico”; se - come pure qualcuno chiedeva, ma inascoltato - Si fosse imposto uno statuto pubblico ai partiti, non si sarebbe magari messo riparo alla degenerazione intervenuta poi. Dunque una Costituzione senza partiti? Qualcuno parla di fine della Costituzione stessa. Ma il tessuto della Costituzione ha per fortuna una sua trama robusta. Può dare spazio a forme anche inedite di partecipazione dal basso dei cittadini. Può offrire le risorse per rinverdire la democrazia. Le istituzioni non sono eterne, si trasformano.Forse i partiti, da padroni assoluti del campo, saranno destinati ad essere i collettori di quella partecipazione.

Andrea Del Re